La provincia di Piacenza si estende
nella parte più settentrionale e più occidentale
dell'Emilia, a sud del fiume Po: dal paesaggio tipicamente
padano, con foreste di pioppi, isole e spiagge sabbiose e una
fertile pianura,
Il territorio piacentino sale alle colline ammantate di vigneti
di uve pregiate (11 sono i vini D.O.C. "Colli Piacentini")
e alle montagne dell'Appennino emiliano-ligure che culminano nel
monte Bue. Geologicamente le montagne sono sorte dal mare dai
10 ai 20 milioni di anni fa, mentre i terreni argillosi e i
calcanchi delle colline facevano parte di un golfo marino prosciugatosi
da 2 milioni di anni. L'esistenza del mare sul territorio piacentino
è comprovata dal ritrovamento di balene e crostacei fossili
sui colli della Valdarda e della Valchero, nei dintorni di Castell'Arquato
e di Lugagnano, e dalla presenza di acque termali salso-iodiche
a Bacedasco e Bobbio. Ovunque pinnacoli di campanili e merlature
di 400 castelli e rocche, che munivano nel medioevo i domini
imperiali e presidiavano la libertà del libero comune.
La provincia di Piacenza si caratterizza
per realtà climatiche e culturali contigue ma diverse:
da un lato il fascino della pianura, del Po, dei pioppi e dei
canali, dall'altro le colline, i vigneti, fiumi, come l'Arda,
incontaminati e ricchi di fascino e le valli punteggiate di castelli
e ville storiche.
Questa nostra provincia è, nel nord dell'Italia, quella con
la maggiore concentrazione di castelli medievali, passati attraverso
la storia ed ai poteri del Ducato di Parma e Piacenza, sempre appartenuti
a famiglie antiche ed illustri, oggi quasi tutti aperti al pubblico.
Questa è terra di vini importanti e certificati, così
come è terra di prodotti tipici e di cucina raffinata.
E' terra dove si sta lavorando per fare della "genuinità"
una garanzia a tutela dei consumatori.
E' in questa cornice che accogliamo tutti i nostri visitatori e i
turisti alla ricerca sia dei valori legati alla tradizione sia dell'efficienza
di un territorio che vogliamo far diventare sistema.
La Riserva Naturale Geologica del Piacenziano è composta
da un sistema di aree fisicamente disgiunte ma che presentano le
stesse caratteristiche, ovvero la presenza di affioramenti rocciosi
sedimentari costituiti dalle argille delle colline.
Le nove aree della Riserva sono quelle di Rio Rosello (Gropparello),
Badagnano (Carpaneto), Rio Carbonaro, Montezago,
Monte Giogo e Rio Stramonte (Lugagnano), Castell'Arquato
e Monte Padova (Castell'Arquato), Monte La Ciocca
(Vernasca).
Il termine "Piacenziano" indica un periodo geologico
appartenente al Pliocene (tra 5,3 e 1,8 milioni di anni fa) di cui
le aree della Riserva costituiscono appunto lo stratotipo di riferimento.
Nel periodo in questione la pianura padana era un golfo sommerso
dalle acque popolato da una fauna marina inizialmente di tipo subtropicale,
mentre nella zona collinare dell'Appennino (dove oggi sono situate
le aree della Riserva) si trovava la linea di costa.
In questi affioramenti, ripide pareti di forma calanchiva, con colori
che vanno dal grigio - azzurro al giallo, sono rimasti imprigionati
in forma fossile un gran numero d'esseri viventi del periodo pliocenico,
dai semplici e comunissimi molluschi di diverse specie allo scheletro
di balenottera ritrovato nei pressi di Castell'Arquato nel 1934.
La Riserva è stata istituita nel 1995 ed ha una superficie
di 345 ettari divisi tra le zone A di tutela e le zone B di protezione;
in tutte le aree è vietato raccogliere materiale paleontologico
ed in alcune è consentito l'accesso solamente tramite visite
guidate. La gestione scientifica della Riserva è a cura del
Museo Geologico di Castell'Arquato, nel quale sono esposti
anche numerosi reperti provenienti dalle medesime aree.